Cosa sono le aurore polari

Con le energie che solo l'Universo può regalare, vinsi la mia stanchezza e la fatica del percorso e in pochi minuti, stremato e sudato, giunsi per primo sulla piccola spianata in cima alla collina, dove ci attendeva un orizzonte libero e un cielo scuro.

 

Il maestoso fiume verde non si fece attendere, anzi, non ci diede nemmeno il momento di rifiatare. Il cielo si stava già incendiando, così piantai il treppiede nella neve, cominciai a scattare qualche foto a caso e decisi di godermi lo spettacolo a occhio nudo. E lo spettacolo, indescrivibile, maestoso, quasi spaventoso nella sua estrema energia, ci fu eccome.

 

Lunghi fiumi verdi, così intensi da illuminare il paesaggio innevato, apparvero in cielo muovendosi in modo imprevedibile, cambiando forme e colori nel giro di pochi secondi e lasciandoci senza parole.

In quei casi si può solo rimanere esterrefatti della potenza dell'Universo, lasciando che ogni piccolo movimento, ogni sfumatura di colore, entri dentro e non ne esca più per il resto della vita.

 

Quando tutto sembrava placarsi, ecco che all'improvviso una pioggia colorata quasi ci investì. L'aurora ripiombò nel cielo proprio sopra le nostre teste, espandendosi come una macchia d'olio che precipita, al punto che d’istinto il nostro corpo cercava riparo da qualche parte per non doversi bagnare di quelle goccioline verdi e rosa. Tutta illusione, perché quella valanga si trova sempre a oltre 100 km dalle nostre teste, ma posso dire con orgoglio e felicità di aver visto piovere colori dal cielo senza essere preda di qualche strana sostanza stupefacente.

Un paio d’ore dopo l’attività si placò e tutto sembrò essere finito. Ormai stremati, decidemmo di ritornare verso le nostre camere e dare al corpo qualche ora di riposo.

 

Nel caldo della mia camera, con vista verso sud sulle montagne innevate, impiegai forse 10 minuti buoni per togliermi tutto il pesante equipaggiamento che ci aveva salvato dal rigido inverno lappone. Poi, poco prima di mettermi a letto e spegnere le luci, mi affacciai un’ultima volta dalla finestra per vedere se il cielo fosse ancora calmo. Non era così: era tutto verde. Verde! Non potevo perdermi tutto questo ma non c’era nemmeno tempo di rivestirmi daccapo, avrei perso minuti preziosi. Così indossai scarpe da ginnastica e una felpa e uscii di corsa verso il grande e deserto cortile dell’hotel.

Fantastico. Tutto il cielo era ricoperto di trame verdi, che a differenza di prima si muovevamo molto lente, quasi come fossero nuvole. Ma non erano nuvole. Sembrava di essere immersi in una gigantesca nebulosa che con molta calma cambiava aspetto. Cerchi di fumo, code lunghe, cascate di luce, fiumi in evoluzione. Tutto questo presentava il cielo, da nord a sud, fino ad arrivare al pianeta Marte, in transito in meridiano a pochi gradi sull’orizzonte sud.

La danza di quelle stranissime nuvole d’aurora continuò per ore e solo il sonno e l’alba incombente mi fecero dirigere più soddisfatto che mai verso il letto. Erano le 4:30 del mattino, a -15°C, in felpa senza sentire il minimo freddo. Avevo conquistato la notte, non avrei potuto chiedere di meglio.

 

Dopo aver descritto le emozioni che si provano nell'osservare l'aurora polare, diventa difficile sia per me che, penso, anche per chi sta leggendo, reprimere le emozioni per cercare di descrivere il fenomeno dal punto di vista fisico. E, forse, questo è uno di quei rari eventi in cui conoscere cosa sta accadendo non regala in realtà molte più emozioni di quelle che penetrano fin nell'animo quando lo stiamo osservando. Poiché però questo è un sito divulgativo, io sono più o meno un astronomo e di pagine ne ho a disposizione quante ne voglio, per dovere professionale cerco di spiegare cosa sono le aurore, almeno per quello che ne sappiamo.

 

Per scatenare quei bellissimi e imprevedibili fiumi di luce nel cielo del grande nord o sud servono due ingredienti:

Un Sole un po’ irrequieto;

Il campo magnetico della Terra.

Quest’ultimo, per nostra fortuna, è presente da miliardi di anni e fa il suo lavoro sempre allo stesso modo, quindi non è un problema. La nostra Terra, in pratica, si comporta come una debole calamita e come tale presenta un campo magnetico che si distribuisce nello spazio circostante. Questo è fondamentale perché blocca gran parte delle dannose particelle provenienti dal Sole e dallo spazio aperto che sarebbero abbastanza energetiche da danneggiare qualsiasi essere vivente.

 

Un Sole un po’ incavolato rappresenta la pistola che può scatenare le aurore, se la sua canna è puntata verso la Terra e ci spara un colpo.

La nostra stella, infatti, oltre alla luce emette un costante flusso di particelle cariche come protoni e particelle alpha (nuclei di elio) a una velocità tipica di 500 km/s che formano quello che viene chiamato vento solare. In media il vento solare è molto rarefatto (una particella ogni centimetro cubo) ma il Sole non è un astro sempre tranquillo. A causa dei suoi complicati campi magnetici a volte, spesso in prossimità delle grandi macchie solari, genera esplosioni gigantesche, chiamate brillamenti o flare solari. Oltre a rilasciare un’enorme quantità di energia anche nei raggi X, proiettano nello spazio grandissime quantità di particelle cariche.

 

Le famose tempeste solari, come suggerisce il nome, sono intensi flussi di particelle cariche espulse dal Sole in alcune direzioni. Se queste intercettano il campo magnetico del nostro pianeta, quindi se la canna della pistola che fa espellere le particelle è puntata verso di noi, il campo magnetico della Terra reagisce in modo particolare. Questo è in grado di bloccare quasi tutte le radiazioni, ma alcune riescono a penetrare nell’invisibile gabbia protettiva e vengono convogliate verso le regioni polari. A circa 100 km di altezza le particelle solari incontrano le molecole d’aria. Lo scontro violentissimo a centinaia di chilometri al secondo è sufficiente per scindere le molecole in atomi e per separare poi i nuclei atomici dagli elettroni. Pochi miliardesimi di secondo dopo questo catastrofico impatto, gli elettroni tornano ai rispettivi nuclei atomici e le molecole d’aria si ricompongono. Questo processo fa emettere luce, la luce delle aurore.

 

I fiumi che vediamo, quindi, sono i testimoni dei miliardi di scontri che ogni secondo avvengono tra le particelle di vento solare e le molecole d’aria. La loro imprevedibilità è data dal fatto che l’intensità e il movimento della luce dipendono dalle caratteristiche delle particelle espulse dal Sole qualche giorno prima e catturate dal campo magnetico della Terra. Maggiore è il brillamento solare che l’ha generate (magari una bella tempesta solare) più intense sono le aurore e più diventano estese, risultando a volte visibili fino alle medie latitudini. Nel 2001 e nel 2003, a seguito di due potenti tempeste solari, le aurore arrivarono fino al nord Italia. Questi eventi, non pericolosi per noi, sono molto rari, ed ecco perché di solito è molto più vantaggioso spostarsi ad alte latitudini. Qui basta il normale vento solare per generare comunque una minima attività, costante per tutto l’anno. La possibilità di grandi tempeste aumenta quando il Sole raggiunge il picco della sua attività, ogni circa 11 anni. L’ultimo massimo, a dire la verità molto più debole del solito, si è avuto nel 2013; il successivo è previsto per il 2023-2024, ma non è necessario aspettare così tanto per assistere comunque a bellissime aurore. Saranno un po’ più rare quelle spettacolari, ma di certo non scompariranno mai.

 

Tratto dal mio libro "Vent'anni sotto il cielo stellato".

 

 

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