L'osservazione visuale

 

 

La grande galassia di Andromeda come appare in foto (in alto) attraverso uno strumento da 10-15cm e come invece appare all'occhio umano attraverso lo stesso strumento. Non bisogna MAI confondere la visione diretta con la fotografia

L'osservazione e la fotografia del cielo sono due discipline ben distinte nell'ambito dell'astronomia amatoriale, che non devono essere confuse.

Nell'astronomia professionale l'osservazione telescopica classica, con l'occhio all'oculare dello strumento, non esiste più in nessun ambito della ricerca. Con l'avvento delle camere di ripresa, soprattutto quelle digitali, l'occhio umano è stato declassato a semplice strumento contemplativo-emozionale, ma non rappresenta più un punto di riferimento per lo studio quantitativo del cielo. L'occhio umano può essere ingannato, illuso, condizionato da una serie di variabili che non si possono controllare. Studiare il cielo utilizzando questo strumento porta inevitabilmente a grossolani errori e limiti. Senza le moderne camere di ripresa non si sarebbero, ad esempio, scoperti i pianeti extrasolari, un gran numero di variabili, non si sarebbe osservata la radiazione cosmica di fondo, alla base delle teorie sulla nascita ed evoluzione dell'Universo. L'occhio umano, pur essendo uno strumento potentissimo e assolutamente strabiliante, ha dei limiti.

Nell'astronomia amatoriale l'osservazione telescopica utilizzando il nostro occhio è ancora, fortunatamente, largamente praticata, perché una parte fondamentale della passione per l'astronomia è poter osservare direttamente gli oggetti che popolano l'Universo. Il loro eventuale studio si può condurre parallelamente o non condurre affatto.

Sebbene non si debbano rispettare precisi canoni oggettivi e matematici, la differenza tra fotografia e osservazione visuale, in ambito amatoriale è enorme. Spesso molti curiosi del cielo si lasciano ingannare dalle meravigliose fotografie astronomiche che possono osservare sparse su giornali, libri e internet. Sebbene esse siano reali, non rappresentano ciò che veramente si vede all'oculare dello stesso telescopio. Una macchina fotografica digitale, soprattutto se progettata per applicazioni astronomiche, è decine di volte più sensibile dell'occhio e soprattutto può variare i tempi di esposizione. Se un oggetto è estremamente debole, basterà aumentare l'esposizione, portandola dal classico 1/250 di secondo delle scene diurne a qualche secondo, spesso decine dei minuti richiesti per nebulose e galassie. L'occhio umano, purtroppo, non ha questa capacità: il tempo di esposizione resta costante a circa 1/20 di secondo. Per migliorare la visione esso utilizza altri stratagemmi, quale l'allargamento della pupilla o la cosiddetta visione scotopica, alla quale partecipano ricettori nella retina molto più sensibili di quelli utilizzati nella visione diurna (fotopica). Ma tutto questo non basta per ammirare oggetti debolissimi quali galassie e nebulose come è possibile fare in una fotografia scattata con lo stesso strumento.

L'osservazione visuale è molto diversa dalla fotografia: questo è un concetto che tutti devono tenere in mente quando vogliono avvicinarsi all'astronomia. L'osservazione visuale è una vera e propria arte, che va imparata e perseverata. Chiunque metta per la prima volta l'occhio all'oculare di un telescopio avrà generalmente una visione molto diversa dalle aspettative, e molto meno dettagliata rispetto all'osservatore esperto; questo perché essenzialmente, l'osservazione telescopica è contro natura: monoculare e con un campo ristretto. Questo inganna l'occhio che fatica a dare le giuste proporzioni (i pianeti, ad esempio, tendono ad apparire sempre piccolissimi) e a scovare i dettagli presenti. A destra vedete proprio un confronto, alla stessa scala, sulla galassia di Andromeda (M31), tra quello che vede una camera CCD astronomica (in alto) e quello che realmente vede l'occhio con uno strumento di 10-15 cm. Il confronto è impietoso ma purtroppo bisogna accontentasi di quello che si ha. Clicca qui per un confronto tra l'osservazione visuale e la fotografia digitale

I confronti parlano chiaro, ma allora ci si può chiedere: che senso ha osservare all'oculare quando una foto viene molto meglio? Bè, i motivi sono tanti, certamente non di natura scientifica, piuttosto romantica, sentimentale. Osservare all'oculare di un telescopio, in "diretta", è molto più emozionante che vedere un'immagine formatasi sullo schermo di un computer. Inoltre, il costo di un'apparecchiatura fotografica seria supera abbondantemente quello del telescopio. Se la vostra passione è osservare direttamente, allora acquistate uno strumento appositamente progettato per l'osservazione visuale, un telescopio molto semplice, chiamato dobson, composto essenzialmente dal tubo ottico, quasi sempre in configurazione Newtoniana, dalla qualità ottica non proprio eccelsa, ed una montatura molto semplice. Il pregio di questa configurazione essenziale è il prezzo nettamente minore rispetto ai telescopi completi (la cui montatura, ad esempio, può costare più del tubo ottico stesso!), potendo disporre di diametri strumentali grandi con una piccola spesa; diametro che è l'unica caratteristica da considerare quando si vogliono osservare gli oggetti del cielo profondo. Con telescopi in configurazione dobson da 40 centimetri di diametro, che si trovano ai prezzi di un telescopio "standard" da 20 cm, si possono avere delle visioni molto belle e dettagliate degli oggetti del profondo cielo, ancora lontane dalla fotografia, ma comunque estremamente emozionanti. Clicca qui per sapere di più sulla scelta del telescopio

La morale di tutto questo discorso è: se volete fare foto concentratevi sulla meccanica e qualità ottica, sacrificando il diametro dello strumento. Se volete solo osservare, non curatevi ne della meccanica ne della qualità ottica, ma solo del diametro strumentale. Come si vede fotografia e osservazione richiedono strumenti e mezzi totalmente diversi per essere condotte con profitto!

 

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