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Gli strumenti astronomici: grandezze e
relazioni
Ogni telescopio è contraddistinto da grandezze e
relazioni, spesso molto semplici, che vanno capite e comprese fino in
fondo. Vediamo le principali
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Lunghezza focale:
ogni telescopio è costituito da un obiettivo, a lente o specchio,
più o meno complesso. Il ruolo dell'obiettivo è quello di
concentrare i
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Schema di un generico
telescopio, con l'obiettivo, che non necessariamente si
trova all'estremità superiore del tubo, del piano focale,
del fuoco, dell'asse ottico. Poco dopo il punto focale si
posiziona l'oculare per l'osservazione. |
raggi luminosi in un punto, detto punto di fuoco,
che giace su un piano, detto piano focale. La distanza tra
l'obiettivo e il piano focale è fissata per ogni strumento e viene
identificata come lunghezza focale. Prendere una lente di
ingrandimento, lasciateci passare la luce proveniente dall'esterno o
da un lampadario, e dall'altra parte ponete uno schermo bianco
(anche un foglio va bene). Avvicinate e allontanate la lente dal
foglio; ad un certo punto noterete che su di esso si forma
l'immagine, rimpicciolita e capovolta dell'oggetto i cui raggi
attraversano la lente: avete trovato il punto focale. La distanza
tra la lente e questo punto è la distanza focale o semplicemente la
focale della lente. I telescopi, sebbene più complessi, funzionano
allo stesso modo: la distanza focale è la distanza alla quale si
forma l'immagine. L'immagine che si può osservare è piccola e
capovolta, e non si può vedere direttamente, ma solo proiettata su
uno schermo; per renderla fruibile all'occhio umano si inseriscono
gli oculari, che la ingrandiscono di una quantità a piacere. Non
sempre la lunghezza focale del telescopio coincide con la lunghezza
del tubo; questo è vero nelle configurazioni ottiche più semplici
quali il rifrattore (composto solo da lenti) e il riflettore
Newtoniano (composto da due specchi). Esistono configurazioni
ottiche più complesse in grado di fornire una lunga focale con una
corta lunghezza del tubo, a causa della presenza di specchi in grado
di variare la focale equivalente.
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Diametro dell'obiettivo:
l'obiettivo è facile da riconoscere nei telescopi rifrattori, i
quali utilizzano un sistema di lenti simile all'obiettivo di una
macchina fotografica. Esistono, tuttavia, molte altre combinazioni,
che fanno uso anche di specchi, nelle quali è difficile identificare
l'obiettivo. Nei telescopi di tipo Newton abbiamo, ad esempio due
specchi: uno, più grande, di forma parabolica, posto in fondo al
tubo, ed un altro, più piccolo e piano, posto quasi all'inizio, dove
nei telescopi rifrattori si trova l'obiettivo. L'obiettivo di questo
strumento è lo specchio grande posto in fondo al tubo, detto, per
questo specchio primario. Ogni strumento, per quanto complicato sia,
possiede uno specchio primario, che fa le funzioni dell'obiettivo
dei telescopi a lenti. Il diametro dell'obiettivo costituisce, in
prima approssimazione, la potenza di ogni telescopio: maggiore è il
diametro, maggiore è la luce raccolta, maggiore è il potere
risolutivo. Potere risolutivo e quantità di luce raccolta sono le
uniche caratteristiche che identificano la potenza di un telescopio.
Per poter sfruttare queste caratteristiche, soprattutto il potere
risolutivo, che è la possibilità di vedere piccoli dettagli, è
necessario ingrandire l'immagine, altrimenti il nostro occhio non è
in grado di sfruttare il potenziale dello strumento. L'ingrandimento
non varia in alcun modo il potere risolutivo dello strumento, ma
cerca solamente di renderlo sfruttabile in pieno dall'occhio umano
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Ingrandimento:
l'ingrandimento di ogni strumento si ottiene inserendo, poco prima
del piano focale dello strumento, un accessorio chiamato oculare, in
grado di far vedere all'occhio le immagini fornite dal telescopio.
Senza oculare non è possibile osservare al telescopio, ma è
possibile, ad esempio, fare fotografie. L'ingrandimento si calcola
dalla semplice formula I=Ftel/Foc, dove Ftel è la focale del
telescopio, Foc quella dell'oculare, entrambe espresse in millimetri
(mm). Un telescopio con una focale di 1000mm (1 metro) utilizzato
con un oculare dalla focale di 10mm, fornisce esattamente 100
ingrandimenti (si scrive 100X e si legge 100 per). Per osservare gli
oggetti del cielo profondo non sono necessari ingrandimenti
sostenuti, spesso compresi tra le 50 e le 100 volte. Per i pianeti
occorrono ingrandimenti maggiori, in funzione anche della turbolenza
atmosferica. In ogni caso oltre un ingrandimento pari a 3 volte il
diametro dell'obiettivo espresso in mm, non si ha più alcun
guadagno, anzi, l'immagine comincia a perdere qualità. C'è un limite
all'ingrandimento massimo, quindi, che dipende dal diametro del
proprio strumento.
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Rapporto focale:
Il rapporto tra la lunghezza focale e il diametro dello strumento si
chiama rapporto focale e si esprime con la lettera f . Un telescopio
di 100mm di diametro e 1000mm di lunghezza focale ha un rapporto
focale f=1000/100=10, cioè f10. Il rapporto focale esprime la
luminosità solamente FOTOGRAFICA di ogni strumento. Maggiore è
questo valore, minore è la luminosità strumentale. La luminosità,
espressa in questo modo, è una caratteristica di ogni obiettivo
fotografico ed è utile solamente per la fotografia. Uno strumento
aperto a f4 ed uno aperto a f6 necessitano di tempi di esposizione
diversi per ottenere una fotografia con la stessa profondità. Uno
strumento con f bassi (4-5) si dice molto aperto o molto luminoso,
poiché il suo diametro è solamente 4-5 volte inferiore alla
lunghezza focale. Uno strumento con f alti (10-15) si dice chiuso,
poiché il diametro è 10-15 volte inferiore alla focale: il
telescopio appare molto lungo e sottile. La luminosità non influenza
MAI l'osservazione visuale in modo diretto poiché si osserva con
l'oculare e un ingrandimento, ad esempio, di 100X è lo stesso per
ogni strumento, sia esso ad f4 o f 15!. Le cose sono molto diverse
in fotografia, dove un telescopio aperto a f4 richiede tempi di
esposizione, per raggiungere un certo dettaglio, decine di volte
inferiori rispetto ad un identico strumento chiuso a f15.
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Oculari: in
commercio esistono decine di oculari, di focali diverse e con schemi
ottici diversi, alcuni molto complessi e costosi, in grado di
restituire immagini perfette e dal grande campo. Prima di parlare
degli schemi ottici degli oculari, è bene chiarire che essi, per
l'astrofilo osservativo, sono importantissimi: un ottimo oculare
permette di sfruttare in pieno le potenzialità dello strumento, uno
mediocre introduce difetti (aberrazioni) che non permettono di
sfruttare lo strumento: in astronomia la qualità risultante
dell'immagine viene determinata dall'elemento qualitativamente meno
performante. Se avete un telescopio super-professionale ma lo usate
con un oculare giocattolo, non riuscirete mai ad avere le immagini
perfette che è in grado di fornirvi lo strumento. In commercio
esistono 3 standard di oculari, contraddistinti dal diametro del
barilotto: 24,5mm, 31,8mm, 50,8mm. Tutti gli oculari in commercio
hanno uno di questi diametri. Ogni oculare con lo standard 31,8mm
(il più diffuso) si può utilizzare su ogni telescopio con
portaoculari di questo diametro: questi sono i dati da controllare
per vedere se un oculare va bene per il proprio strumento.
generalmente lo standard da 24,5 mm è usato su telescopi giocattoli
ed è quasi scomparso. Gran parte dei telescopi amatoriali accetta
oculari con un diametro di 31,8mm, mentre quelli più avanzati e
costosi accettano anche oculari da 50,8mm, ma solitamente questa è
una opzione compatibile con lo standard da 31,8 mm. E' facile
intuire che maggiore è il diametro dell'oculare, maggiore sarà il
campo abbracciato, ma questo non è un grandissimo problema, anche
perché gli oculari da 50,8 sono più costosi di quelli da 31,8. A
prescindere dal diametro, ogni oculare possiede una combinazione di
lenti per produrre un'immagine nitida e pulita. La potenza di ogni
oculare si identifica con la sua lunghezza focale, che fornisce
direttamente indicazioni sull'ingrandimento e sulla pupilla d'uscita
e con il suo campo apparente, che tra poco vedremo. Gli schemi
utilizzati per costruire oculari sono diversi; alcuni sono molto
semplici ed economici, ma dalla scarsa qualità; altri sono molto
complessi, forniscono immagini superbe ma sono molto costosi.
Fortunatamente, un oculare, al contrario del telescopio, che può
essere sostituito, è per sempre: tutti gli oculari possono essere
utilizzati con tutti i telescopi, a patto di avere un diametro
compatibile con lo strumento (ma questo non è un vero problema
poiché ci sono tutti gli adattatori necessari in commercio).
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Schema dei principali
oculari attualmente in commercio e di una tipica lente di
barlow, in grado di moltiplicare, generalmente per 2, la
focale del telescopio, ovvero l'ingrandimento con un certo
oculare

Schema de due delle tre
grandezze che caratterizzano la qualità degli oculari: la
pupila d'uscita e l'estrazione pupillare. La terza variabile
è il campo apparente. |
Lo schema ottico più semplice è quello di Huygens,
inventato dal fisico olandese nel diciassettesimo secolo, per questo
il più antico e semplice. Questo schema ottico è molto economico ma
fornisce immagini buone solamente al centro del campo, peraltro
piuttosto ridotto: da utilizzare solamente per strumenti molto
economici. E' composto da due semplici lenti piano-convesse (da una
parte piane, dall'altra convesse). Questo schema soffre di
aberrazione sferica, cioè un difetto che tende a rendere sfuocata ed
impastata l'immagine, soprattutto ad alti ingrandimenti.
L'evoluzione dello schema Huygens è il Ramsden, che, utilizzando
lenti aggiuntive, riesce a fornire immagini qualitativamente
migliori. Lo schema inventato dal fabbricante di strumenti inglese,
corregge l'aberrazione sferica, ma introduce quella cromatica, che
si manifesta come un bordo colorato attorno a tutti gli oggetti
osservati. Schemi ottici più recenti e più performanti sono
sicuramente l'ortoscopico e il Ploss. L'ortoscopico è molto adatto
per avere ottime cisioni di oggetti a piccolo campo, quali i
pianeti, davvero insuperabile in queste applicazioni. I Ploss,
sebbene non eccelsi, sono al momento il miglior compromesso tra
spesa e qualità, offrendo buone immagini soprattutto degli oggetti
del cielo profondo, grazie ad una correzione buona su tutto il campo
e ad un campo apparente generoso, molto maggiore degli ortoscopici.
I Ploss, quindi, sono gli oculari perfetti per iniziare. Esistono
molti altri schemi molto più complicati e costosi, che però non
trovano giustificazione nell'astrofilo principiante.
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Pupilla d'uscita: E'
una grandezza che esprime il diametro del fascio luminoso in uscita
dall'oculare di ogni telescopio. La pupilla d'uscita è molto
importante per le osservazioni di oggetti poco luminosi, quali
nebulose e galassie. Il nostro occhio ha una pupilla del diametro
massimo di 0,6-0,8 mm, quando adattata al buio. Se dall'oculare del
telescopio esce un fascio dal diametro maggiore, non tutta la luce
raggiungerà il nostro occhio e , di fatto, si ha una perdita di
luminosità; è come se si osservasse con un telescopio di diametro
minore. E' assolutamente necessario che la pupilla d'uscita non sia
MAI più grande della pupilla dell'occhio. La pupilla d'uscita si
calcola con la semplice relazione: P=D/I, dove D è il diametro
dell'obiettivo del telescopio (in mm) ed I è l'ingrandimento. Si
definisce ingrandimento minimo quello per il quale la pupilla
d'uscita ha un diametro di circa 7mm; esso si ottiene dalla semplice
formula: Imin=D/7. Se la dilatazione massima della pupilla è di 6
mm, invece che 7, allora si ha: Imin=D/6. Generalmente, per soggetti
adulti e non troppo adattati al buio (come purtroppo succede in
presenza di inquinamento luminoso), la formula può essere
arrotondata a Imin=D/5. Uno strumento da 200mm di diametro può
essere utilizzato all'ingrandimento minimo di 200/5=40X. E'
possibile usare un ingrandimento più modesto, ma non tutto il fascio
in uscita dall'oculare verrà intercettato e si avrà una perdita di
luminosità
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Estrazione pupillare:
una grandezza poco conosciuta ma molto importante. L'estrazione
pupillare rappresenta la distanza massima tra l'occhio e la prima
lente dell'oculare, affinché l'osservatore possa osservare tutto il
campo inquadrato. E' esperienza comune che se ci mettiamo lontano da
una piccola apertura, come il buco di una serratura, vediamo un
campo estremamente ridotto. Mano a mano che ci avviciniamo, il campo
inquadrato aumenta, fino ad una certa distanza, detta estrazione
pupillare, nel quale il campo è limitato non più dalla distanza,
bensì dall'oculare o dall'apertura della serratura. Un'ottima
estrazione pupillare permette di fare osservazioni più comode,
evitando di stare con l'occhio attaccato alla lente dell'oculare.
L'estrazione pupillare dipende dalla lunghezza focale dell'oculare e
dal suo campo apparente. Generalmente, oculari con focali corte
hanno piccole estrazioni pupillari (dell'ordine di qualche
millimetro), per questo si tende a preferire l'uso di lenti di
barlow, che consentono di raggiungere alti ingrandimenti con oculari
dalla focale doppia, ovvero, da una maggiore estrazione pupillare
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Campo apparente e reale:
Guardando attraverso tutti gli oculari noterete come il campo
inquadrato è ridotto ed è minore del campo inquadrato dall'occhio
umano, che è oltre di 180°. Ogni oculare possiede un certo valore di
campo apparente, dipendente dallo schema ottico e dal modo in cui è
stato costruito. I migliori oculari hanno campi apparenti di oltre
80°, mentre quelli più economici, come gli Huygens, raramente
superano i 40°. Il campo apparente è molto importante per il campo
reale, cioè per l'angolo di campo che è possibile osservare
direttamente al telescopio. Il campo reale si trova dal semplice
rapporto: Campo apparente/Ingrandimento. Così, un oculare da 60° di
campo apparente, utilizzato su un telescopio che fornisce 60
ingrandimenti, fornirà un campo reale pari a 60°/60X= 1°: questa è
la porzione di cielo inquadrata dall'oculare. Il campo apparente e
quindi quello reale, sono molto importanti quando si osservano
oggetti molto estesi, come tutti quelli deep-sky o la Luna. Per
questi oggetti un oculare dal grande campo apparente fornisce
visioni altamente spettacolari, molto diverse dalle visioni simili
ad un buco di serratura che offrono gli oculari più economici.
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