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Il profondo cielo
Nel comune linguaggio degli astrofili si definiscono oggetti deep-sky o del cielo profondo tutti quelli esterni al sistema solare. Per visualizzare subito la gallery clicca qui La ripresa dei corpi del cielo profondo richiede camere fotografiche specifiche per usi astronomici, chiamate camere CCD. In alternativa, anche le moderne reflex digitali possono essere utilizzate con profitto, ma i risultati, sia dal punto di vista estetico, che scientifico, saranno comunque inferiori, sebbene, in certe occasioni, assolutamente spettacolari e più facili da ottenere. La tecnica è molto diversa da quella webcam e prevede una serie di lunghe esposizioni che verranno accuratamente calibrate e poi sommate o mediate, per comporre l'immagine grezza da elaborare, secondo i vostri gusti e il metodo scientifico. Oltre i confini del sistema solare esiste il vero Universo, uno spazio sterminato popolato da corpi celesti enormi (le stelle, alcune anche 100 volte più grandi del Sole) che spesso fanno parte di gruppi più o meno numerosi chiamati ammassi stellari, che possono essere globulari o aperti a seconda della loro forma, del numero di componenti e della loro orbita, con dimensioni superiori a 100 anni luce. Accanto agli agglomerati stellari esistono le nebulose, gigantesche distese di gas e polveri che a seconda del modo con cui interagiscono con la luce si mostrano all’osservatore sottoforma di nebulose ad emissione, dette anche regioni HII (HII denota l’idrogeno, l’elemento più abbondante, ionizzato, cioè privato del suo unico elettrone), a riflessione, se diffondono la luce proveniente da stelle vicine, oppure oscure se la quantità di polveri è elevata e non vi sono stelle nelle vicinanze. Vi sono anche altri tipi di nebulose, molto più piccole, che rappresentano lo stadio finale della vita di una stella, che può avvenire in modo dolce (formando le nebulose planetarie) o estremamente violento (resti di supernova). Le nebulose e gli ammassi stellari che possiamo agevolmente osservare appartengono alla Via Lattea, la nostra galassia, la quale è solamente una delle decine di miliardi che popolano l’Universo. Le galassie osservabili sono qualche decina di migliaia e tutte si presentano spettacolari ed interessanti, ognuna diversa dalle altre. Gli oggetti da riprendere e studiare sono tutti di tipo diffuso, cioè che hanno un’estensione angolare apprezzabile in modo da poter risolvere la loro forma. In effetti la ripresa di singole stelle non è quasi mai consigliata perché fine a se stessa: una stella, se non presenta particolarità (come variabilità o una o più compagne che le ruotano intorno) non è interessante. Anche le più vicine a noi (la più vicina è Proxima Centauri) sono così lontane che il diametro angolare sotteso dal loro disco è al di sotto del potere risolutivo di qualunque telescopio. In questo caso si afferma (impropriamente) che le stelle non possono essere ingrandite: una stella vi apparirà sempre puntiforme e se non lo dovesse essere ciò sarà causato dall’effetto della nostra atmosfera o dalle proprietà della luce (diffrazione). L’osservazione di una stella singola quindi non è ne emozionante ne tantomeno utile ad una comprensione del nostro Universo. Avremo modo di vedere che esiste almeno una classe di oggetti puntiformi interessanti, almeno dal punto di vista emotivo: i quasar, in apparenza delle stelle, in realtà nuclei galattici che emettono una quantità di energia anche 1000 volte superiore a quella dell’intera galassia che li ospita e per questo visibili fino ai confini dell’Universo osservabile, ad oltre 10 miliardi di anni luce dalla Terra.
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